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Diritto di critica | August 18, 2022

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La vicenda dei marò si ripete: militari Usa uccidono due pescatori indiani

Pescatori indiani

di Francesco Ruffinoni

Sembra che certi eventi siano destinati a non ripetersi o, per lo meno, a non ripetersi prima di diverso tempo. Quando un particolare evento si ripropone a pochi mesi di distanza però, si comprende appieno come la Storia presenti uno spiccato senso dell’umorismo. Naturalmente cambiano le dinamiche, muta il layout geo-politico ma, il nocciolo della questione, rimane invariato.

Quattro giorni fa, nelle acque del Golfo Persico, un peschereccio battente bandiera indiana si è avvicinato al rifornitore di squadra della flotta statunitense Rappahannock, ignorando i ripetuti avvertimenti a mantenersi a distanza di sicurezza segnalati, a voce e tramite dispositivi luminosi, dagli stessi militari. Il security team della U.S. Navy ha quindi aperto il fuoco, uccidendo un pescatore e ferendone altri due. Il peschereccio ha poi raggiunto il porto di Dubai, dove le autorità degli Emirati Arabi Uniti hanno aperto un’inchiesta che affianca quella della marina americana. Il motivo per cui gli americani, mano alle armi, hanno attaccato il peschereccio, non è stato causato dall’ipotesi di pirateria, bensì dalla paura di attacchi terroristici. Non è la prima volta, infatti, che imbarcazioni di pasdaran iraniani conducono, in questa zona, attacchi suicidi contro le navi da guerra statunitensi. L’ambasciatore statunitense a New Delhi, Nancy Powell, ha immediatamente parlato telefonicamente con il segretario indiano agli Esteri Ranjan Mathan per porgere le proprie condoglianze ed esprimere rammarico per quanto accaduto. Il Pentagono ha poi reso noto i fatti, fornendo persino particolari riguardanti il diametro delle armi impiegate (una mitragliatrice pesante Browning calibro 12,7).

Palese come l’accaduto riveli importanti analogie con la vicenda dei fucilieri di Marina italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone che, il 15 febbraio 2012, furono protagonisti di un altro incidente, verificatosi vicino alla costa del Kerala. Anche in questo caso gli interpreti principali sono soldati e civili, anche questa volta i primi hanno aperto il fuoco sui secondi. Naturalmente una rondine non fa primavera, ma quando le rondini cominciano ad essere due, lecito è interrogarsi sull’effettivo intendimento (e rispetto), da parte delle imbarcazioni indiane e dei relativi comandanti, delle norme marittime, volte a garantire sicurezza e integrità alle navi civili e militari. Curioso, infatti, come a distanza di un anno si verifichi l’ennesimo episodio di violenza marittima che vede implicato un peschereccio indiano. Del resto, l’anno scorso, a un convegno sulla sicurezza marittima tenutosi in Oman, un ufficiale della guardia costiera indiana riconobbe come la sua organizzazione avesse non pochi problemi a far rispettare le regole di sicurezza della navigazione alle barche da pesca.

Resta da verificare, ora, come l’India si comporterà. Se, fedele al modus operandi precedente, chiederà l’estradizione dei militari della Rappahannock per processarli per omicidio o se, invece, intraprenderà una via più diplomatica, più fedele alle regole giuridiche internazionali. Ad ogni modo, a differenza di quanto successo per il caso marò e per l’Enrica Lexie, questa volta, sicuramente, sarà impossibile per l’India sostenere che l’incidente si sia svolto nelle proprie acque nazionali.

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Comments

  1. Parla come Mangi

    Appunto perchè li il fatto è accaduto in acque internazionali mentre per ciò che riguarda il caso italiano neanche la UE ha voluto difendere le nostre teorie palesementi false.

    • PaoloRibichini

      Ma cosa sta dicendo? Il fatto è avvenuto in acque internazionali. Lo ha riconosciuto anche l’India

      • Parla come Mangi

        Non si trova neanche il link a questa sua affermazione, però ho la sensazione che questa volta sgambetterà per postarla.
        Chissa perchè.

  2. Parla come Mangi

    Il link alla notizia perchè non si trova in rete. Molto strano.

    • PaoloRibichini

      Ritenti, sarà più fortunato