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Diritto di critica | December 5, 2021

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L'addio di Napolitano, tra luci e qualche ombra

Se ne va lasciandosi alle spalle il peso di un ruolo centrale durante la dura crisi che ha colpito l'Italia. Senza però dimenticare la firma del Lodo Alfano

di | 15 Gen 2015Aggiungi questo articolo al tuo Magazine su Flipboard

LUCI ED OMBRE. Una figura in chiaroscuro. Infaticabile difensore delle radici della Repubblica e dei valori sociali e umani – vedi la battaglia per i diritti dei carcerati, in cui ha seguito Pannella – ha messo in guardia l’Europa dal malessere delle popolazioni bersagliate dalla crisi. Osannato come un gigante quando è sembrato l’ultimo baluardo alla deriva delle istituzioni trascinate nel fango dall’ultimo Berlusconi e lodato da tutti per come ha rinfacciato alle forze partitiche la propria inettitudine nella seconda elezione al Quirinale, Napolitano è stato, tuttavia, attaccato duramente per come ha gestito il suo potere. Per la caparbietà in cui ha impedito alla volontà popolare di esprimersi preferendo assumere lui stesso le decisioni da compiere.

QUEI GOVERNI SENZA VOTO E LA DEBOLEZZA DI SISTEMA.

I governi Monti, Letta e Renzi non sono stati votati da nessuno e questo rappresenta, al di là di ogni giudizio di parte, una parentesi nella nostra vita democratica. Una sospensione molto grave del potere popolare. Questa schiacciante evidenza, però, andrebbe controbilanciata, in parte, con la obiettiva considerazione della difficilissima situazione parlamentare, dei veti incrociati e del tirarsi fuori dei nuovi soggetti politici.

Una debolezza di sistema che, da sempre per come è congegnato il funzionamento delle nostre istituzioni, fa propendere l’ago della bilancia in favore del Presidente della Repubblica. Una carica, la prima e la più importante, che, in casi di politica forte, rimane quasi sullo sfondo, come vuole la classica immagine del Presidente notaio, mentre, in altre circostanze, assume una forza d’azione inversamente proporzionale alla debolezza del panorama politico e delle possibilità di accordo praticabili.

IL NEMICO DELL’ANTIPOLITICA. Il calo di popolarità che lo ha accompagnato negli ultimi anni è stato vistoso anche per la battaglia intrapresa contro l’antipolitica e in particolare contro i 5 stelle. Troppo nuovi e distanti dal suo mondo, dal suo modo di intendere la dialettica partitica, per non essere da lui considerati inadeguati e assolutamente incapaci a garantire quella “stabilità” che sarà la bussola della sua azione e gli varrà critiche e sospetti.  Un odio, quello per l’antipolitica, ribadito fino all’ultimo. Spesso anche quando ci si attendeva altri bersagli (ad esempio la stessa politica), come avvenuto dopo le recenti vicende di “mafia capitale”. Un’insofferenza a tratti anche troppo evidente per un organo super partes. Come accade a febbraio 2013, quando finalmente l’Italia torna a votare e il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo segna una affermazione impensabile. Il successo è sotto gli occhi di tutti, ma non di Napolitano, il quale dice di non aver visto nessun “boom”.

UN GOLPISTA IN STATO D’ACCUSA. Con i grillini lo scontro sarà sempre feroce. Tanto che dopo il libro del giornalista americano Alan Friedman – che riporta di incontri avvenuti tra Napolitano e Monti nell’estate 2011 in previsione del cambio di potere – i 5 stelle avanzeranno una richiesta di impeachment, poi rigettata dal Comitato parlamentare per la messa in stato d’accusa. Dopo le rivelazioni, comunque, Napolitano verrà descritto da più parti come una sorta di golpista, intento a tramare per condizionare e indirizzare la vita delle istituzioni pubbliche spinto da forze sovranazionali. Del resto le accuse di intromissioni nella vita democratica del Paese sono state diverse e non hanno riguardato solo la scelta degli uomini a cui affidare il governo.

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