Image Image Image Image Image Image Image Image Image Image

Diritto di critica | July 19, 2017

Scroll to top

Top

Il poker del Rubygate dove vince chi bluffa

Il poker del Rubygate dove vince chi bluffa

Era solo una richiesta di autorizzazione alla perquisizione. Ma ci hanno messo dentro tutto. Intercettazioni, verbali di indagine, per un totale di 616 pagine. Una mole di carte abnorme se si pensa che i magistrati stanno chiedendo alla Giunta per le autorizzazioni di poter perquisire un ufficio. Di norma, infatti, alle commissioni della Camera vengono inviate poche pagine. In questo caso sembra sia stata spedita l’intera inchiesta. Come se si temesse di non riuscire ad arrivare al processo ma si volesse comunque denunciare quanto già acquisito. Ancor prima che venga fatta la richiesta al giudice per le indagini preliminari, si sa già tutto. Documenti segreti sono divenuti pubblici – senza che alcun magistrato, ad oggi, abbia per questo aperto un’inchiestaintercettazioni che riguardavano sconcerie varie avvenute durante i festini sono state allegate ad un documento di perquisizione e il faldone – per la prima volta nella storia della Giunta per le autorizzazioni – è stato inviato in formato elettronico. Per diffonderlo è bastato un clic.

La domanda a questo punto è: e se non ci fosse nulla? La magistratura rimedierebbe una delle peggiori figure della sua storia. L’impressione però è che i pm abbiano giocato d’astuzia, centellinando gli atti di indagine e sparigliando le carte. Il tutto per innescare l’isteria nei giocatori e far crollare i nervi dei protagonisti.

Il rischio, adesso, è che il meccanismo si rompa. Che qualcuno vuoti il sacco. Ruby, la Minetti, Emilio Fede, Lele Mora. Tutti caduti in un gioco più grande di loro e tutti – ciascuno per parte – egualmente rovinati dalle frivolezze del sovrano, ubriacati da quella sensazione di onnipotenza dell’arcoriano bungabunga. Prima di loro era toccato a Guido Bertolaso, travolto da serate e festini nei centri benessere.

A rischio crollo, ad esempio, è Nicole Minetti. Convocata dai magistrati ha accettato di presentarsi (diversamente il suo rifiuto sarebbe stato tecnicamente equiparato ad un “non rispondo”). È lei che l’8 gennaio 2011 al telefono con Barbara Fagioli dice: «Io do le dimissioni, cioè sta roba è una roba che ti rovina la vita, ti rovina i rapporti, ti logora. Devi avere un pelo sullo stomaco. Ma a me cioè non me ne frega niente. Io voglio sposarmi fidanzarmi, avere dei bambini, una casa. Cioè litigare tutti i giorni con tutti, metterla nel culo a quello di fiducia a te. La politica è un casini. cioè cade lui… cadiamo noi. A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento., perché dice ‘bene me le sono levate dai coglioni’». Parole pesanti quelle di Nicole, che disegnano una vita distrutta in nome della sete di potere di qualcun altro. La Minetti, in fondo, adesso si rende conto di desiderare – questa volta sinceramente – una vita normale: un matrimonio, una famiglia, una casa.

A rischio crollo è anche Emilio Fede. Secondo alcune indiscrezioni pubblicate dal settimanale Oggi, infatti, la sua poltrona da direttore del tg4 sarebbe in forse. Spodestato, scalzato, dimesso, Fede potrebbe vuotare il sacco e raccontare la sua versione dei fatti.

Sull’agendina di Ruby-rubacuori, invece, compaiono cifre che indicherebbero pagamenti – presunti o promessi – che collimano con quanto captato dalle intercettazioni. Soldi in cambio di cosa? Del silenzio? Di una versione diversa tra difesa e accusa? Le uniche a non averci seriamente rimesso in tutta questa storia sono proprio le donnine che frequentavano le residenze di Arcore. Escort più escort meno, tutte hanno avuto il loro momento di gloria mediatica a spese del “vecchio” (come chiamano B. in alcune intercettazioni) e il mercato, si sa, va avanti grazie alla pubblicità. Basti pensare che Francesco Cagliari, l’uomo che ospita nella sua casa di Modena Nadia Macrì, ha pubblicato sulle edizioni di Modena e Reggio Emilia del Resto del Carlino un inserto a pagamento con cui pubblicizza l’uscita in edicola del settimanale Oggi contenente l’intervista alla Macrì. Finita la bufera, clienti curiosi e facoltosi inizieranno a contattare le escort che hanno incastrato Silvio, a cercarle, a pagare per farsi raccontare una volta per tutte la verità. Magari durante una cena piccante e un dopo cena “da bunga bunga”. Quella stessa verità che l’inchiesta dalle intercettazioni diffuse a rate forse non riuscirà mai ad assodare.