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Diritto di critica | October 21, 2020

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“Il contratto”, su La7 il precariato trasformato in reality - Diritto di critica

“Il contratto”, su La7 il precariato trasformato in reality

Tre concorrenti, una puntata per dimostrare il proprio valore e un contratto a tempo indeterminato in palio: è questa l’idea alla base del programma “Il contratto – Gente di talento” partito il 22 febbraio e trasmesso il martedì sera su La7. Otto puntate in cui di volta in volta si sfidano tre candidati per raggiungere l’obiettivo – o forse è meglio dire il miraggio – di migliaia di giovani italiani: la firma di un contratto di lavoro.

I candidati sono affiancati nella selezione dalla conduttrice del programma Sabrina Nobile e da un team di esperti: un coach, un filosofo del lavoro ed un head hunter dall’azienda che ha messo in palio il posto di lavoro. Ad opera della troupe de “Il contratto” sono invece i filmati e le interviste sulla vita, gli hobby e le esperienze lavorative dei candidati, il tutto in stile docu-reality. Alla fine della puntata il candidato risultato più idoneo sostiene un colloquio con i futuri titolari, al termine del quale sarà effettivamente assunto dall’azienda. Se il programma avrà successo, altre 4 puntate saranno aggiunte alle otto già in programma. «Specifichiamo che La7 non è un’agenzia di collocamento – ha affermato Sabrina Nobile all’inizio della seconda puntata, andata in onda l’1 marzo – Tutto il processo di selezione avviene esclusivamente ad opera dell’azienda. Noi ci limitiamo a documentarlo, a cercare di capire cosa avviene e quali prove devono affrontare questi giovani, oltre che ovviamente tentare di dar loro consigli dal punto di vista professionale ed emotivo».

Alla fine, quindi, l’Italia avrà 8 (o 12, qualora fossero aumentate le puntate) giovani precari in meno e La7 probabilmente qualche punto di share in più. Perché, a quanto pare, parlare di precariato va di moda. Ne parlano politici e politicanti quando a suon di proclami vogliono far credere che stiano facendo qualcosa per l’Italia, ne parlano talk-show e telegiornali. Adesso, sull’enorme categoria dei ‘giovani precari’ si è costruito anche il reality, in un cliché televisivo tutto tipicamente italiano: dopo la gioventù modaiola del “Grande Fratello” e i divi in decadenza de “L’isola dei famosi”, arriva anche il reality ‘impegnato’. Che al posto di soldi mette in palio il lavoro, o meglio, il contratto:  quello che da soli oggi non si trova più, a cui tutti aspirano e che ben pochi riescono ad ottenere.

Secondo dati Istat, nel 2010 circa il 28 % di giovani – uno su quattro- non aveva un lavoro: un dato che poneva l’Italia ben al di sotto della media europea di disoccupazione giovanile (circa 20 %).  E la situazione nei primi mesi del 2011  pare non essersi sbloccata: crollano le immatricolazioni all’università perché il titolo di studio non è più considerato una garanzia di lavoro, sempre più giovani devono accontentarsi – quando va bene – di contratti a progetto, a prestazione occasionale, a chiamata. Oppure di stage, tirocini, eterni praticantati non retribuiti. Diventa poi sempre più dura pensare di formare una famiglia, comprare casa o contrarre un mutuo. Le parole ‘contratto a tempo indeterminato’ sono diventate nel corso dei mesi un miraggio sempre più vago per un numero sempre maggiore di giovani, qualcosa a cui non credere più. Qualcosa di troppo bello per essere vero.

In questo quadro sociale, il programma “Il contratto” lascia un po’ di amaro in bocca. Ancora una volta si vede messa in atto la strategia tutta televisiva di utilizzare speranze, aspettative, sofferenze e delusioni delle persone per fare audience. E’ vero, una decina di persone avranno un posto di lavoro, ma è giusto trasformare un dramma sociale come il precariato in spettacolo? I giovani possono davvero rispecchiarsi in un programma che utilizza la loro condizione precaria come intrattenimento serale, infiocchettando il mondo del lavoro come un pacco regalo?