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Diritto di critica | October 25, 2020

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Uccisa sul confine: continua la strage silenziosa dei profughi nel Sinai - Diritto di critica

Uccisa sul confine: continua la strage silenziosa dei profughi nel Sinai

Aveva 36 anni. L’unica sua colpa, quella di voler cercare una via verso la salvezza e riuscire a chiedere protezione internazionale. E’ morta così Alam Haji, crivellata di colpi dalla polizia di frontiera sul confine tra Egitto ed Israele: a denunciarlo in un comunicato diffuso ieri è l’organizzazione umanitaria EveryOne, i cui osservatori avrebbero assistito la donna in ospedale negli ultimi attimi di agonia. Alam Haji, eritrea fuga dalla crisi umanitaria in corso nel suo Paese, era vedova ed era nel deserto del Sinai con la speranza di poter raggiungere Israele e cercare rifugio per sé e per i suoi tre bambini.

Quella che si compie nel deserto del Sinai è una strage silenziosa che prosegue ormai da diversi mesi. Decine e centinaia di profughi, in prevalenza provenienti dal Corno d’Africa, avevano iniziato a cercare nuove rotte verso Israele attraverso il Sinai dopo che il tristemente noto Trattato di Amicizia tra Italia e Libia – siglato nel 2008 tra il nostro Paese e l’ormai ex raìs Muhammar Gheddafi – aveva momentaneamente chiuso la via mediterranea per l’Europa: viaggi che si concludono spesso nelle mani dei trafficanti di esseri umani oppure nelle carceri egiziane, dove i profughi possono essere detenuti fino a due anni prima di essere deportati nuovamente in patria. La stessa che avevano cercato di lasciarsi alle spalle. Alam Haji è soltanto una di queste vittime, un nome su un elenco già troppo lungo, ma la sua storia è diventata per EveryOne il simbolo di un dramma che continua a consumarsi: «ciò che è avvenuto è atroce e inammissibile – commentano al riguardo Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti di EveryOne – perché questo massacro di profughi innocenti va avanti da anni senza che le istituzioni internazionali intervengano, con la complicità diretta o indiretta di tutti i governi che attuano politiche di rifiuto verso coloro che fuggono da guerra, persecuzioni e calamità».

Le denunce delle organizzazioni per i diritti umani si ripetono da mesi e raccontano storie sempre uguali e sempre drammatiche: storie che parlano di violenze e percosse, di richieste di riscatti e minacce, di container roventi e sovraffollati, di fame, di sete e disperazione. «I corpi senza documenti – continuano Malini, Pegoraro e Picciau – vengono ritrovati nel deserto, spesso privi dei reni», vittime di un mercato illegale di organi che delle vite di questi senza nome e senza volto continua a nutrirsi. Secondo i dati dell’organizzazione umanitaria – ai quali poi si uniscono gli appelli dell’ong Habeshia guidata dal sacerdote don Mussie Zerai che da anni segue le vicende dei profughi dal Corno d’Africa tanto in Libia quanto sulle nuove rotte della speranza, Sinai compreso – sul confine tra Egitto e Israele ogni anno vengono inoltre  uccise dalla polizia di frontiera decine di disperati, mentre molti altri vengono incarcerati e costretti in condizioni detentive durissime.

L’episodio di Alam Haji diventa così l’occasione per EveryOne di lanciare l’ennesimo appello al Parlamento Europeo, al  Consiglio d’Europa e agli Alti Commissari ONU per i Diritti Umani e per i Rifugiati affinché «affinché assumano tutte le iniziative che rientrano nelle loro funzioni per indurre l’Egitto a interrompere questa forma odiosa e intollerabile di persecuzione dei profughi, che conduce ogni anno, nel colpevole silenzio della comunità internazionale, a spaventose violazioni dei diritti umani e allo sterminio di esseri umani innocenti».

Comments

  1. Jerry

    Solito brutto modo ipocrita di esprimere i fatti quando si tratta di un Paese Arabo ed Israele!
    Si legge in vari punti che i profughi vengo assassinati al confine, da nessuna parte si legge che a sparare sono sempre e comunque le guardie di Frontiera dell’Egitto!