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Diritto di critica | January 27, 2022

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Il bluff nascosto del "così fan tutti": il lodo Alfano all'estero - Diritto di critica

Il bluff nascosto del “così fan tutti”: il lodo Alfano all’estero

Quando in Italia si vuol giustificare una legge un po’ ambigua si usa spesso lo stesso sotterfugio linguistico: «esiste in tutte le maggiori democrazie». Lo si è fatto e lo si fa ancora oggi per il ddl Alfano, la norma sull’immunità alle alte cariche, e il paese preso quasi sempre a riferimento è la vicina repubblica francese. Purtroppo in Francia una legge simile non esiste e il regolamento in materia di immunità è ben differente da quello che ci viene detto.

Ci sono ben tre punti che ci differenziano dai nostri cugini transalpini: il primo è la tipologia di carica pubblica dei beneficiari di questa legge. In Francia lo è solo il Presidente della Repubblica, in Italia la si vorrebbe anche per il Presidente del Consiglio.
Il secondo punto sono le categorie di reati da cui si è protetti. L’esempio ci arriva proprio dall’ex presidente francese Chirac che fu indagato per presunti illeciti “politici” collegati al suo mandato di sindaco della capitale francese. In Italia la si vorrebbe estendere ad ogni tipo di reato extra politico, come ad esempio degli illeciti finanziari fatti da normale imprenditore.
Il terzo punto, derivazione del secondo è la cronologia degli eventi. Restando all’esempio transalpino bisogna ricordare che Chirac fu raggiunto da queste indagini nel 1997 quando era in pieno mandato presidenziale. Berlusconi è stato molte volte indagato e rinviato a giudizio prima ancora della sua elezione.

Il «guardare gli altri» è molto gettonato e un’ulteriore dimostrazione ci arriva da una delle ultime apparizioni ad Annozero di Daniela Santanchè. Il neo sottosegretario disse che «in nessun paese del mondo un partito è guidato da un giudice». Il suo scopo di allora era denigrare l’on. Luigi De Magistris (ex magistrato), anch’egli presente in trasmissione e tramite lui, l’ex magistrato e suo leader di partito, Antonio Di Pietro.

Anche stavolta a smentire questo nuovo luogo comune è la repubblica francese. È infatti di queste settimane la notizia che un’ex magistrato correrà alle prossime elezioni presidenziali: Eva Joly, francese d’adozione ma norvegese di nascita negli anni novanta fu il giudice istruttore che scatenò un’offensiva contro la corruzione politica, verosimilmente una “mani pulite” francese. Parlando del suo sfidante, l’attuale presidente Nicolas Sarkosy, la Joly non lesina paragoni con il premier italiano Berlusconi «perché sia in Francia che in Italia l’intervento della giustizia nella vita economica e negli affari legati al mondo politico è considerato illegittimo dal potere. Che cerca di sottrarsi a quel controllo modificando le regole».

Ogni volta che molti nostri politici parlano della Francia come modello per alcune leggi, la speranza  è che riescano realmente a conformarsi a quelle regole.

Comments

  1. SILVANA

    purtroppo queste notizie non si limitano solo all'italia MA LE LEGGONO IN TUTTO IL MONDO,DA STATI PIU' COLTI A STATI MENO COLTI MA 'CAMBIANDO L'ORDINE DEI FATTORI IL PRODOTTO NON CAMBIA' E QUINDI IL NOSTRO 'PRODOTTO' E LETTO ,COMMENTATO, CONSIDERATO DA TUTTO IL MONDO ……………………………..e credo anche che il comportamento di certe persone specialmente quando ai dibattiti non danno spazio per parlare a NESSUNO ,NON SIA PER NULLA UN BUON BIGLIETTO DA VISITA ,,,,,,,,,,,,PURTROPPO